I 278 mila casi di sifilide ufficialmente registrati in Cina nel 2008 rappresenterebbero il lato oscuro dello strabiliante boom economico del paese asiatico. A lanciare l'allarme è il professor Xiang-Sheng Chen, vice direttore del Centro nazionale di controllo delle malattie sessualmente trasmissibili. Dalle colonne del Bollettino ufficiale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) il professor Chen evidenzia la stretta relazione tra crescita economica, squilibri sociali e diffusione della malattia. «Le zone con la più alta percentuale di contagio sono quelle in forte espansione economica – spiega il professor Chen – in queste aree, come ad esempio le zone costiere sud orientali, è tuttavia profonda anche la disuguaglianza economica».
Ad essere colpiti sono soprattutto gli esclusi dalla ricchezze: lavoratori migranti e le prostitute. I primi clienti delle seconde, giovani uomini costretti a lasciare le campagne e le proprie mogli per tentare la fortuna e trovare lavoro nelle città e giovani donne costrette a vendere sé stesse. «Persone tra le quali è difficile promuovere l'uso del preservativo – spiega ancora il professor Chen – sia per motivi legati alla loro educazione, sia perché molti di loro non possono permettersi di comprarli». Le cifre del contagio sono allarmanti. Se nel mondo si registrano ogni anno 12 milioni di persone infettate dal batterio della sifilide, in Cina, dal 2004, i casi registrati sono triplicati e aumentano del 30 per cento ogni 12 mesi, ma la mancanza di statistiche ufficiali rende difficile stabilire la reale diffusione della malattia nel paese.
E dire che negli anni Sessanta la sifilide sembrava «virtualmente» debellata dal paese, anche grazie a massicce campagne di propaganda e prevenzione, alla chiusura dei bordelli e ai trattamenti clinici gratuiti per le prostitute; per riemergere però a partire dagli anni Ottanta. «Non sappiamo se nel 1979 il primo caso di sifilide sia venuto da fuori o no – continua Chen – ma è chiaro che il ritorno della malattia sia legato alla prostituzione, ai lavoratori migranti e agli scarsi controlli sanitari».
Spesso sono gli stessi malati a sfuggire i controlli per paura di «perdere la faccia». Un timore giustificato anche per la scarsa attenzione alla privacy della quale sembrano soffrire le strutture sanitarie pubbliche cinesi. L'ostacolo principale resta però l'alto costo delle cure, proibitivo per molti degli esclusi dal boom economico cinese. Problematiche contro le quali il governo cinese si sta muovendo attraverso riforme del sistema sanitario e promuovendo campagne di sensibilizzazione e prevenzione, tanto più indispensabili perché dove è alta la percentuale di pazienti infettati dal batterio della sifilide è cinque volte maggiore il rischio di trasmissione del virus HIV e il rischio di contrarre l'AIDS.
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