
I monasteri di Tawang sono addobbati a festa. Per i monaci e gli abitanti di questo piccolo distretto nell'India nordorientale la visita del Dalai Lama che inizierà oggi è un occasione rara. Non è dello stesso parere Pechino.
Il governo cinese ha più volte manifestato il suo disappunto per questo viaggio, un episodio che dimostra «ancora una volta, l’anima anticinese del Dalai Lama» spiega Ma Zhaoxu, portavoce del ministero degli Esteri di Pechino. I viaggi all'estero della leader spirituale tibetano sono sempre argomento di scontro tra la Cina e i governi ospitanti, tanto che tra le condizioni poste da Pechino per la prosecuzione del dialogo con il governo tibetano in esilio c'è l'esplicita richiesta di porre fine a tali visite che ostacolerebbero i rapporti amichevoli tra la Repubblica popolare e le altre nazioni. Ma questa volta alla base delle rimostranze cinesi ci sono antichi dissapori tra Pechino e Nuova Delhi.
Tawang si trova nell'Arunachal Pradesh, regione di frontiera al centro di una controversia di territoriale tra i due paesi. Iniziata nel lontano 1914, quando l'allora amministrazione britannica traccio un confine mai riconosciuto dalla Cina e culminata nel 1962 in una guerra lampo vinta da Pechino, è rimasta fino ad oggi ancora irrisolta. La disputa è salita all'onore delle cronache nelle scorse settimane, quando una visita del Primo ministro indiano Manmohan Singh nella zona è stata accolta con «forte insoddisfazione» da Pechino. E a tentare di fare da paciere è intervenuta addirittura Google. L'azienda informatica, con una mossa salomonica, ha sviluppato una versione di GoogleMap che non scontenta nessuno e presenta ben tre cartine dell'Arunachal Pradesh: territorio cinese se si accede dalla Cina, indiano se si accede dall'India, territorio conteso – indicato con una linea tratteggiata – se si utilizza la versione globale del motore di ricerca. La visita del Dalai Lama, un «atto separatista» secondo Pechino, ha tuttavia nuovamente surriscaldato gli animi.
Il primo a gettare acqua sul fuoco è lo stesso Dalai Lama. Tenzin Gyatso difende le sue ragioni e si dice sorpreso della reazione negativa del governo cinese. «Politicizza sempre troppo i miei viaggi – ha dichiarato il leader tibetano – ma il mio viaggio non ha carattere politico». A rimarcare il carattere puramente religioso dell'evento è anche Tulku Rinpoche, capo del monastero di Tawang che parla di visita «di buon auspicio». Il governo indiano, pur difendendo la scelta dell'invito e definendo il Dalai Lama «un onorato ospite», sembra però intenzionato a mantenere un basso profilo e lasciare la visita fuori dai riflettori. In quest'ottica può essere vista la decisione di Nuova Delhi di ritirare i permessi concessi ai giornalisti stranieri per poter coprire l'evento. Per visitare l'Arunachal Pradesh, come altri stati ritenuti a rischio occorre infatti avere un permesso speciale dal governo. La scelta lascia tuttavia «perplessi e delusi» i giornalisti, commenta Heather Timmons, presidente del Club dei corrispondenti stranieri di Nuova Delhi, ma va letta alla luce del delicato rapporto tra i due giganti dell'Asia.
Il recente accordo di cooperazione per combattere i cambiamenti climatici, sottoscritto da India e Cina in vista della conferenza internazionale di Copenaghen sul clima prevista per dicembre, non può nascondere i contrasti tra i due paesi, che si trovano a competere in diversi campi. Primo fra tutti il Kashimr, territorio conteso tra India e Pakistan. Nuova Delhi pare non aver gradito la decisione presa dal governo cinese di rilasciare visti “speciali” per gli abitanti della regione, in quanto provenienti da aree contese. E al governo indiano risulta indigesto anche l'accordo tra Pechino e Islamabad di sostegno ad alcuni progetti del Pakistan per lo sviluppo infrastrutturale della regione. Dal canto suo la Cina non vede di buon occhio le pretese di sovranità dell'India sull'Arunachal Pradesh, tanto da aver tentato in marzo di bloccare un prestito da 2,9 miliardi di dollari che la Banca asiatica per lo sviluppo aveva accordato al governo di Nuova Delhi e che avrebbe dovuto coprire anche parte dei finanziamenti per i progetti realizzati nell'area contesa. Anche lo spazio diventa un terreno di scontro. Se nel settembre 2008 un astronauta cinese ha camminato per la prima volta tra le stelle, per avere la risposta indiana si è dovuto attendere solo un mese con l'invio della prima missione senza equipaggio dal Subcontinente. Nuova Delhi vede inoltre minacciata la sua presenza nell'Oceano Indiano, dove la presenza della flotta cinese si fa sempre più massiccia e dove lo scorso febbraio si è rischiato lo scontro tra due navi cinesi ed un sottomarino indiano. Diatribe politiche che oggi difficilmente interesseranno gli abitanti di Tawang, che si preparano a dare il benvenuto al Dalai Lama.
Uscito sul Riformista
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